Gruppo del Carega: M. Terrazzo, Pso della Zevola, P.so Tre Croci, Rif. Scalorbi

Finalmente torniamo tra i monti e più precisamente nel Gruppo del Carega. L’obiettivo è quello di compiere un semplice giro nel cuore del Gruppo, alla ricerca degli scorci più caratteristici del comprensorio e.. di un po di refrigerio lontani dalla calura della pianura J

Carta dei sentieri Pasubio – Carega – sez. Vicentine del CAI
Blu andata e giallo ritorno

E infatti, un’arietta frizzantina ci accoglie di prima mattina sulla strada che da Giazza conduce ai rifugi Boschetto e Revolto. Parcheggiamo in un piccolo slargo posto in prossimità della località detta ‘Madonnina’. Qui, proprio in corrispondenza di un tornate, si trova l’inizio del sentiero n. 277 che conduce a Malga Terrazzo.
Saliamo lungo questo sentiero, abbastanza diretto nella parte iniziale, reso meno erto da una lunga serie di tornantini. Siamo in una zona completamente a bosco, che risente quindi in maniera particolare dell’umidità della notte appena trascorsa.
Superato un tratto roccioso, il sentiero si fa più semplice e ci accompagna tra la ricca vegetazione fino a Malga Terrazzo.
Da qui decidiamo di proseguire in direzione del Monte Terrazzo, dapprima percorrendo un breve tratto del sentiero n. 281, per poi imboccare la via n. 282.
La salita verso il M. Terrazzo si fa sentire per la ripidità, in un’area caratterizzata dalla presenza di numerosi pini mughi. Mentre saliamo i panorami che “corrono” lungo le sottostanti Val Fraselle e Valle di Revolto iniziano a farsi davvero piacevoli.
Il sentiero spiana e corre poi lungo il versante sud-est del M. Terrazzo, in un contesto che ricorda un po quello delle sorelle Dolomiti.
Dopo poco più di due ore dalla partenza, giungiamo in vista del sentiero n. 202 che sale da Fraselle di sopra e lo imbocchiamo in direzione di P.so Zevola.
Raggiunto il Passo, si apre davanti a noi un panorama davvero splendido della parte nord del Gruppo del Carega… peccato solo per le nuvole che hanno un po offuscato l’orizzonte.
Scendiamo quindi verso P.so Tre Croci… bella la vista che si può godere verso il vicentino, con il sottostante Rifugio C. Battisti.
Eccoci al P.so Tre Croci (detto anche Della Lora), dove si trova uno “snodo” di sentieri che possono condurre l’escursionista in varie direzioni: Lago Secco, rif. C Battisti, Molesse e… alla nostra meta, ovvero il rif. P. Scalorbi. Ci soffermiamo per una foto ricordo e per un rapidissimo break.
Si torna poi a salire in maniera decisa lungo il sentiero n. 182, ancora tra i pini mughi che fanno risaltare il caldo e lo sforzo che iniziano a farsi sentire. Mentre avanziamo lungo una via che si addolcisce nelle pendenze, possiamo godere di uno splendido panorama sulla Valle di Revolto, il Lago Secco, il Passo Pertica e, davanti a noi, Castel Malera (vedi foto sotto).
Decliniamo quindi verso Passo Plische, dal quale sono ben visibili Cima Carega e l’Obante ormai circondati dalle nubi.
Si scende ora in direzione della Porta di Campobrun, ovvero uno altro “snodo” dal quale è possibile scendere al rifugio C. Battisti.
Noi invece proseguiamo verso il rifugio P. Scalorbi, lungo un comodo sentiero che in poco tempo ci conduce alla vista della nostra meta.
Siamo al Passo Pelegatta… da qui si può spaziare con la vista: da un lato il rifugio Pompeo Scalorbi, dall’altro Cima Carega, da un altro ancora il M. Obante e il Fumante coperti dalle nubi, e infine il versante vicentino, da dove “sale” il Vajo di Pelegatta. In mezzo a tanto panorama e immersi in una piacevole frescura, ci concediamo una meritata pausa pranzo.
Rientriamo quindi ripercorrendo i nostri passi fino al P.so Tre Croci, dove imbocchiamo il sentiero n. 276 in direzione di Molesse (con difficoltà vista l’assenza di una segnaletica che indichi questo sentiero). L’idea è quella di arrivare a Malga Terrazzo lungo un percorso diverso da quello fatto all’andata.
Si scende in un contesto molto verde e piacevole, fino ad incrociare ed imboccare il sentiero n. 283.
Questa nuova via si rivela come un lungo susseguirsi di sali e scendi, che ci portano ad un successivo incrocio; da qui facciamo una breve deviazione verso la sorgente del Vinter. Torniamo sui nostri passi e in pochi minuti siamo a Malga Terrazzo (poco più di due ore dal rif. Scalorbi).
Qui ci viene consigliata un’ulteriore alternativa per l’ultimo tratto di rientro: percorrere il sentiero detto ‘Dei Contrabbandieri’, una via cartografata con tratto nero sulla mappa e non numerata ufficialmente.
Iniziamo a scendere lungo il sentiero n. 279 e dopo circa un quarto d’ora ci troviamo di fronte ad un vecchio muro di confine fatto di pietre… troviamo un cippo del Demanio Forestale che evidenzia un varco, dal quale si intuisce che parte il sentiero ‘Dei Contrabbandieri’.
La traccia che segue è molto chiara, anche se non esistono indicazioni che possano far chiarezza sulla direzione che si sta percorrendo, a parte un piccolo omino di pietra incrociato dopo pochi minuti.
Il sentiero alterna tratti abbastanza pianeggianti, ad altri in forte discesa, e ci porta in circa un’ora al nostro punto di partenza.


Conclusioni:
questo è un altro bell’esempio di come un’uscita può essere appagante e piacevole anche senza esagerare con i contenuti tecnico-tattici. Il Gruppo del Carega è proprio un bel comprensorio, ricco di vegetazione e con un nutrito reticolo di sentieri per tutte le esigenze.
Noi abbiamo percorso la parte centrale del Gruppo, però tutto questo insieme di monti merita di essere esplorato, per l’ambiente, i panorami… perché non ha nulla da invidiare alle vicine sorelle Dolomiti.
La volontà è quella di tornare tra questi monti, magari nella zona dell'Obante e delle Guglie de Fumante.

Riassunto:
Zona geografica: Piccole Dolomiti – Gruppo del Carega
Località di partenza: Loc. Madonnina – Giazza (VR) (Q=1010m  - 45.674332° N; 11.116213° E)
Meta dell’escursione: M.te Terrazzo, P.so Tre Croci, Rif. Scalorbi
Dislivello (auto-P.sso Pelegatta): circa 760 m
Dislivello totale salita andata: circa 1.000 m
Ore andata: circa 3h 50’
Ore ritorno: circa 3h 30’ (senza deviazione verso sorgente)
Sentieri utilizzati: 277, 281, 282, 202, 182, 276, 283, 279 e ‘Dei Contrabbandieri’
Grado di difficoltà: E
Data di uscita: 29 luglio 2012
Periodi consigliati: tutto l’anno (dubbio su alcuni tratti in caso di presenza di neve)
Giudizio finale: Bella

Ciclabile della Valcamonica

Eccoci nuovamente in sella alla bici. Stavolta siamo andati in Valcamonica, per scoprire una ciclabile che si è rivelata molto varia, bella e divertente.
Non descriverò tutto il tracciato nel dettaglio, perché rischierei davvero di cadere nel prolisso e soprattutto di annoiare chi legge. Mi limiterò quindi a qualche considerazione sul percorso.

Visualizza Ciclabile Valcamonica in una mappa di dimensioni maggiori
Blu andata giallo rientro

La partenza avviene da Pisogne, il paese situato a nord del Lago di Iseo. Trovare parcheggio è molto semplice, un po più complicato è scovare l’inizio della ciclabile. Fortunatamente ci eravamo ampiamente documentati su internet prima di partire per questa nuova escursione.
Raggiunto e superato il paese di Darfo, il percorso cambia un po aspetto, grazie sopratutto alla vallata che restituisce scorci più suggestivi.
Il successivo paese di Esine fa da ulteriore confine ad una ciclabile che sembra migliorare in bellezza all’aumentare dei chilometri percorsi.
Ecocci a Cividate Camuno; qui ci si rende davvero conto di come vi sia un “miglioramento ambientale” nell’avanzare lungo la ciclabile. Un caratteristico tunnel, che attraversa un promontorio roccioso sul fiume Oglio, apre le porte al tratto forse più bello di tutta la ciclopista.
Breno è un ulteriore “confine”: proseguendo in direzione di Capo di Ponte, dopo circa 2,5 km si arriva al tratto di ciclabile più impegnativo, grazie alle pendenze abbastanza significative che si raggiungono (abbiamo toccato anche il 20% per un breve tratto).
Arrivati al paese di Losine, noi abbiamo abbandonato l’idea di raggiungere la meta (Capo di Ponte)… troppo caldo, troppo tardi e troppa salita… abbiamo quindi preferito una pausa ristoratrice per poi prendere la via del rientro.


Conclusioni:
spiace di non aver raggiunto la destinazione voluta; purtroppo il caldo, l’ora tarda e l’allenamento non proprio al top, ci hanno costretto a rivedere il programma. Però sono convinto che abbiamo percorso la parte più bella e caratteristica della ciclabile, che si è rivelata davvero molto varia e caratteristica.
Fino a Breno il tracciato della ciclabile risulta semplice e facilmente percorribile, per poi aumentare di difficoltà con l’aumento, anche considerevole, delle pendenze. La maggior parte del percorso si svolge su asfalto, con alcune zone a sterrato non impegnativo. La parte più bella, a mio avviso, inizia dopo il paese di Darfo, con il tracciato che si immerge in un contesto molto più naturalistico.
Un piccolo appunto mi sento di farlo alla cartellonistica della ciclabile in direzione Pisogne- Breno, che è risultata in alcuni punti poco identificabile, mentre è risultata buona e leggibile in direzione opposta. Una nota positiva è data  dalla presenza di alcune fontanelle d’acqua, ovvero un piacevole ristoro nelle giornate particolarmente calde.
In generale una bella ciclabile, che da l’opportunità a tutti di poter godere di una giornata piacevole in sella alla bici, attraversando un territorio che offre anche spunti per varianti e divagazioni varie: infatti, lungo il percorso si incontrano caratteristici borghi rurali, ponti antichi, siti archeologici e... si fiancheggia in alcuni tratti il fiume Oglio, che molti scelgono come meta per una piacevole “distrazione balneare”  :-)

Riassunto:
Zona geografica: Valcamonica
Località di partenza: Pisogne (BS)
Meta dell’escursione: Capo di Ponte (BS) non raggiunta
Lunghezza percorso tot: circa 59 km (fino a Breno)
Lunghezza percorso tot: circa 66 km (fino a Losine nostro stop)
Dislivello: circa 100 m fino a Breno
Ore andata tratto Pisogne-Breno: circa 2h 15‘
Ore andata tratto Breno-Losine (nostro stop): circa 20‘
Strade utilizzate: ciclopista in sede protetta e non, strade a viabilità ordinaria
Tipo di fondo: asfalto e sterrato (poco e semplice)
Grado di difficoltà: tratto Pisogne- Cividate Camuno: facile; tratto Cividate Camuno-Breno: qualche salita ma nulla di proibitivo; tratto Breno-Capo di Ponte: impegnativa.
Data di uscita: 20 luglio 2012
Periodi consigliati: tutto l’anno (meglio evitare periodi estivi troppo caldi)
Giudizio finale: Bella