Nel Parco delle Fucine di Casto

Durante l’escursione che sto per descrivere, abbiamo rinnovato lo spirito già descritto in un precedente post, ovvero quello di ‘provare piacere nel vivere la particolarità e l'unicità di un determinato comprensorio, senza forzare tempi e tappe, lasciando che siano la curiosità e la natura a scadenzare il passo’.
Visualizza Parco Fucine di Casto in una mappa di dimensioni maggiori 

Eccoci in provincia di Brescia e più precisamente a Casto, un comune facente parte della Comunità Montana della Valle Sabbia. Siamo qui per esplorare il Parco delle Fucine, ovvero un percorso storico-ambientale che attraversa un’area un tempo adibita alla lavorazione del ferro. Qui infatti, sorgeva un complesso di opere assai ben strutturate che, grazie all’abbondante presenza di acqua proveniente dal torrente Tovere,  garantiva un’importante produzione di lavorati in ferro.
Nel Parco è possibile percorrere sentieri turistici lungo tracciati semplici e caratteristici, oppure, per chi ama di più l’adrenalina, affrontare le vie ferrate o le palestre di roccia che vi si possono trovare.
Ma veniamo alla descrizione dell’uscita:
giunti a Casto, prendiamo la strada per la frazione di Alone; dopo meno di un chilometro ci troviamo su uno stretto ponticello, superato il quale lasciamo l’auto in un comodo parcheggio. Il Parco inizia praticamente da qui.
Davanti a noi la parete che ospita la prima delle quattordici ferrate che si trovano in questa zona. Vi sono anche tabelle informative che illustrano i vari tracciati che si possono percorrere. Noi abbiamo preso come riferimento i percorsi turistici blu e arancio, visibili anche sulla cartina presente sul sito del comune di Casto al seguente link e che per comodità allego qui sotto.
Per rendere l’uscita più lunga e suggestiva, abbiamo deciso fin da subito di unire i due percorsi, in modo da formare un unico largo anello che tocchi quasi tutti i punti più caratteristici. Partiamo dal tracciato blu, il cui inizio si trova proprio a ridosso dello stretto ponticello che si percorre in auto. Il senso prescelto è quello anti orario.
Saliamo lungo il torrente Tovere e dopo cinque minuti troviamo già le prime rovine del vecchio insediamento produttivo. Giungiamo infatti nelle ex ‘Fucine Nöe’, dove, grazie anche ad un caratteristico ponte in legno sospeso sul torrente, è possibile ammirare scorci di quelli che erano gli usi e gli attrezzi dell’epoca.
Saliamo ancora fino a trovare di li a poco le rovine della ‘Calchera Dolcetti’. Nemmeno il tempo di riprendere il cammino e siamo già in prossimità della ‘Fucina Furche’, dove è possibile vedere i resti di un vecchio maglio a ‘testa d’asino’ e quello che rimane di una ruota motrice di un mulino ad acqua.
Proseguiamo, attenti a non farci sfuggire i dettagli del territorio che ci circonda e di li a poco incontriamo un altro punto caratteristico del percorso: una passerella ancorata nella roccia che agevola il passaggio in uno stretto canyon. In questa zona si trovano anche le tracce di percorsi alternativi da affrontare in ferrata.
Il canyon sbuca sempre nella stessa vallata, che ci riserva ancora piacevoli sorprese: è infatti la volta della ‘Tina de l’Ora’ (tecnicamente chiamata ‘tromba idroeolica’), ovvero i resti di un ingegnoso marchingegno che serviva a produrre aria sfruttando la caduta violenta dell’acqua dentro ad un piccolo vano. Qui troviamo anche il bivio per il sentiero che conduce verso la ‘Stretta di Luina’ e le ferrate 5 e 6, mentre sopra di noi è ben visibile uno dei due ponti tibetani che caratterizzano il percorso delle ferrate.
A seguire incrociamo i ruderi della ‘Fucina Boca’ e della ‘Fucina Cereseol’. Saliamo ancora, circondati dalla notevole quantità d’acqua che scorre in questa valletta. Notiamo subito la presa d’acqua che serviva ad alimentare la ‘Tina de l’Ora’, con il relativo bacino di derivazione dal torrente. Pochi metri e sbuchiamo sulla strada asfaltata che unisce Casto ad Alone.
Siamo quindi alla fine del tracciato storico-didattico legato alle ex fucine. Da questo punto abbandoniamo il percorso blu e ci inoltriamo lungo il tracciato arancio. Percorriamo la strada asfaltata per circa 300 metri, fino ad incontrare una stradina secondaria sulla destra. Le indicazioni sono sempre chiare e ci esortano a deviare lungo questa nuova via. La salita rimane sempre tranquilla; ad un bivio manteniamo la sinistra in direzione di Alone, mentre davanti a noi la valle Duppo si apre sempre più. Ora il sole si fa sentire con maggior vigore e quindi anche la temperatura è molto più gradevole.
Dopo circa mezzora dall’inizio del tracciato arancio, giungiamo al bivio che ci fa invertire repentinamente la direzione di marcia. Si sale ancora, ma ora su una stradina sterrata che piano piano ci fa apprezzare il panorama sulla sottostante vallata (vedi foto sotto), nella quale risalta anche la via percorsa in precedenza.
Altri venti minuti e siamo ad uno svalico della strada, dal quale è visibile la nostra prossima meta: la frazione di Alone. Ora si scende. Troviamo subito una antico capitello dedicato a Santa Caterina e dopo circa altri venti minuti di un percorso molto tranquillo, giungiamo alla periferia di Alone, proprio a ridosso della Chiesetta di San Rocco.
Scendiamo lungo le viette del paesino fino a giungere sulla strada principale che collega Alone a Casto. Camminiamo lungo la viabilità ordinaria per circa mezzo chilometro, per poi deviare lungo un sentiero che scende verso il fondo valle. Seguiamo quindi le indicazioni completamente sbiadite in un altro paio di bivi, e arriviamo in prossimità dei ruderi di un vecchio mulino. Da qui è possibile fare una deviazione per andara a visitare il ‘Pos De l’Acquà’, una cascata che si trova a un chilometro di distanza. Purtroppo però, è troppo tardi per pensare ad un deviazione cosi lunga e quindi decidiamo, seppur a malincuore, di procedere oltre.
Scendiamo ancora... attraversiamo un ponticello e dopo circa dieci minuti incrociamo nuovamente il percorso blu.
Ora si sale. Lungo il cammino lasciamo alla nostra sinistra i successivi bivi per la Stretta di Luina e il sentiero Dispense. Una chiara segnaletica ci porta poi a deviare verso la nostra prossima meta: il rifugio Paradiso.
Proseguiamo e scorgiamo sulla nostra destra una baita in loc. Luina; si giunge poi in prossimità di un punto panoramico, dal quale è possibile vedere molto chiaramente il paese di Casto. Da qui si scende con decisione, fino a giungere in breve tempo al rifugio Paradiso, dove ci concediamo una pausa pranzo. Questo rifugio, gestito dal Gruppo Alpini di Casto, si presenta ottimamente attrezzato, chiaro segno di una buona organizzazione e… di una nutrita presenza di turisti nel periodo estivo. Peccato che oggi fosse in chiusura invernale... avremmo verificato volentieri la sua ospitalità.
Purtroppo però, le giornate sono corte e il tempo stringe. Riduciamo quindi la pausa per proseguire nella nostra discesa. Ci fa ora compagnia l’alveo di un torrente in secca, fino a quando, di li a pochi minuti, arriviamo ad un altro punto caratteristico di questo tracciato: una passerella che “sorvola” una stretta gola e termina nel greto del torrente, proprio di fronte al passaggio forse più suggestivo di tutto il percorso: la cascata della Stretta del Pisot. Un contesto davvero unico e suggestivo!
Si prosegue poi sempre su passerelle, fino ad incontrare una scultura e un crocifisso, con il torrente Pizzotto che ci fa compagnia con il suo carico d’acqua. Scendendo giungiamo poi presso una seconda scultura e all’attacco della ferrata n. 3.
Il giro è ormai finito: di li a pochi metri infatti, arriviamo sopra una grande radura dove sono visibili alcuni laghetti, due teleferiche “zip-line” e l’attacco della ferrata n.2. Il tempo di qualche foto e siamo nuovamente all’auto.
Conclusioni:
Il Parco delle Fucine di Casto si è rilevato davvero un bel mix tra storia, cultura e ambiente. Ma non ci sono solo le ex fucine: tutto il comprensorio infatti, risulta davvero vario e ricco di opportunità per chi vuole fare attività all’aria aperta. Per gli amanti del “brivido” vi sono palestre di arrampicata, ferrate e ‘zip-line’, oppure, per chi vuole rimanere con i piedi per terra, si possono percorrere piacevoli sentieri che consentono di attraversare angoli di territorio davvero suggestivi.
I percorsi sono sempre ben segnalati (tranne forse il tratto da Alone al bivio per il fondo valle) e ricchi di cartelli didattici. È davvero un ottimo esempio di come si può valorizzare un territorio sfruttando al massimo le peculiarità che questo può offrire. 
È un territorio che si può sicuramente visitare tutto il tempo dell’anno, anche se a mio avviso sarebbe meglio evitare le giornate fredde e cariche di brina, come quella che abbiamo trovato noi. Anche perché nel periodo invernale sono chiuse tutte le attività a contorno, come il rifugio Paradiso e il baracchino che noleggia le attrezzature per la ferrata.
Ci torneremo? Spero proprio di si… le ferrate ci hanno davvero incuriosito e quindi l’appuntamento è rimandato… alla bella stagione.

Riassunto:
Zona geografica: Valle Sabbia
Località di partenza: parcheggio Corna Zana posto sulla strada Casto-Alone (BS) (45°41'28.52"N, 10°18'40.69"E)
Meta dell’escursione: Parco Fucine di Casto
Lunghezza percorso: circa 9 km
Dislivello max: circa 210 m
Ore percorrenza totali: circa 4h (esclusa sosta pranzo)
Grado di difficoltà: T - per tutti (ovviamente valido per i percorsi blu e arancio)
Giudizio finale: molto bella

1 commenti:

Antonello Fibbiati ha detto...

Complimenti Alby. Mi é piaciuto molto il resoconto dell'escursione a Casto.
Senza pretenzioni, ne con l'affanno di giudizi tecnici come quelli di altri "maestri" della montagna. Io sono Antonello, sono nato a Casto e quella che per te é stata un'ercursione é stata per me molti momenti belli dell'infanzia vissuti avvolto della natura. Quando si cercava l'avventura tra i boschi e gli stretti crepacci delle vallate.
Ora non vivo a Casto, da parecchi anni vivo in Mexico. Però ogni volta che ho l'opportunità di tornare a Casto, mi infilo gli scarponi e vado a girovagare per i luoghi che mi hanno visto crescere e, in un certo mi modo, mi hanno formato come persona.
Recentemente dal mio blog ho appunto dedicato uno spazio alla mia bella terra valsabbina. Se avrai occasione di tornare a Casto, ti suggerisco non trascurare la Stretta di Luina, un percosro al raso d'acqua poco impègnativo, non é necessaria l'imbragatura, ma che sicuramente é tra i piú suggestivi che la natura ha regalato a questa mia bella zona dela Terra.
Ti ringrazio nuovamente per le belle immagini ed il resoconto. Ti allego anche la direzione del mio blog se vuoi dargli un'occhiata.
http://antomexico.blogspot.com/
Saluti.
Antonello.