Dopo una breve pausa ho ripreso con le escursioni montanare. Oggi sono a narrare un’uscita che si è svolta in parte all’insegna dell’avventura. Siamo nel cuore delle Piccole Dolomiti, in un ambiente che ritengo molto caratteristico e vario, costellato da torri, guglie, pareti rocciose e... vai.
Una giornata di sole ci accoglie al parcheggio posto poco prima del rifugio Cesare Battisti, situato nel comune di Recoaro Terme (VI), ai piedi del massiccio del Carega.
Proprio all’inizio del parcheggio imbocchiamo il sentiero n. 105 che ci dovrà condurre verso la nostra meta: il Vaio Scuro. Il fondo è un po umido a causa delle abbondanti piogge cadute il giorno prima. Inizialmente si sale molto dolcemente, attraversando zone erbose e… con l’umidità che sale dal fondo valle quasi a minacciare l’escursionista che sta cercando di conquistare la vetta.
Dopo circa 10 minuti incrociamo il sentiero n. 113 che lasciamo alla nostra sinistra. Altri 10 minuti ed ecco il Vaio di Pelegatta, dove si trova il bivio con il sentiero n. 114 che noi ignoriamo per proseguire sul “nostro” 105.
Si inizia ora a salire più rapidamente attraversando un tratto a bosco, nel quale troviamo un ulteriore bivio con il sentiero di raccordo tra il 105 e il 143. Noi ovviamente restiamo fedeli al “nostro” 105, che ci “premia” con un progressivo aumento della salita che ci conduce in breve ad imboccare il Vaio Ghimbalte. Iniziamo veramente a sudare.
Si sale quindi, a tratti ora rettilinei, ora a zig-zag, mantenendosi sulla destra ad una biforcazione, fino a raggiungere una selletta dove approfittiamo del piano per riprendere un po il fiato. Ma siamo quasi arrivati al primo tratto attrezzato. Si vede infatti il tratto di sentiero che conduce al Vaio Lovaraste.
Eccolo, tetro e con i segni di una grande frana. Qui parte il primo cordino della giornata, che affrontiamo con molta circospezione viste le rocce molto umide e quindi insidiose. L’attrezzatura è però ben disposta e, grazie anche ad alcune staffe, agevola molto la discesa lungo la parete destra del vaio.
La discesa non dura molto e conduce ad un altro tratto di sentiero che ci porta ad imboccare un ennesimo vaio, detto di Lazocli. Anche qui in fatto di salita non si scherza. Il fondo è pieno di detriti lasciati dalle numerose frane, che rendono problematica la salita in alcuni punti. Alcuni tratti infatti, necessiterebbero di alcune funi di aiuto, in mancanza delle quali l’escursionista si vede “costretto” ad arrampicare in libera, anche se per brevi e semplici passaggi.
Giunti alla base di un torrione il vaio si biforca; si tiene la destra ed ecco che si presenta il Vaio Scuro. Qualche decina di metri ed una targa, ormai arrugginita e illeggibile, indica l’inizio del tratto attrezzato. È un inizio suggestivo e che ha dell’impressionante: siamo infatti incastrati dentro un canalone largo pochi metri, tra strapiombanti pareti rocciose. Il primissimo pezzo non è impegnativo, agevolato anche da alcuni infissi metallici. Ci incuneiamo poi nel tratto più caratteristico di tutto il percorso, ovvero una specie di galleria verticale che sale a camino. La salita (circa 20 metri) tecnicamente non è difficile, però è resa insidiosa dalla scarsità di luce, dall’esegua larghezza (in certi punti è problematico il passaggio con lo zaino) e dalle rocce rese umide dalle piogge.
Un’apertura ci riporta quindi all’aperto e ad affrontare un successivo tratto attrezzato, abbastanza verticale ma con facili appoggi.
Segue una brevissima parte di vaio molto stretta e piena di rocce e sfasciume, che conduce ad un successivo tratto attrezzato, breve, che segue in diagonale la parete rocciosa.
Poco più su incontriamo ancora un cordino metallico che aiuta a superare un tratto un po più strapiombante e insidioso, a causa delle rocce abbastanza umide.
Visto da dietro il Vaio Scuro incute una certa soggezione mista a meraviglia, per uno scenario molto particolare. Ma non c’è tempo per i panorami… la foschia sta aumentando e temiamo la pioggia… prendere un temporale all’interno di un vaio come questo può essere molto pericoloso.
Pochissimi minuti ed ecco il penultimo tratto attrezzato, anche questo breve ma insidioso per l’umidità.
Segue una decina di minuti di salita su un fondo pieno di detriti, alla continua ricerca del tracciato più agevole, fino a giungere all’ultimissima strettoia che conduce, con l’aiuto di un cordino corrimano, allo sbocco del vaio.
Siamo in corrispondenza della Forcella Bassa e ci accorgiamo che ormai la nebbia la fa da padrona, impedendoci anche la visuale della conca che si staglia davanti a noi. Proseguiamo quindi di gran lena lungo questa conca, per poi inoltrarci lungo una caratteristica spaccatura… ogni tanto sotto i nostri piedi mucchi di grandine testimoniano le abbondanti precipitazioni della sera prima. Si risale quindi questa spaccatura, nella quale spiccano alcuni grossi massi, che si superano anche grazie ad un cordino metallico.
Pochi metri e si raggiunge la sommità, superata la quale incontriamo l’ultimo tratto attrezzato: bisogna ora scendere per più di 10 metri lungo la parete della spaccatura, con passaggi che richiedono anche una certe dose di “fiducia” e di azione sulle braccia.
Sta ormai piovendo a catinelle e terminata la discesa di questo ultimo pezzo attrezzato, ripongo a malincuore la macchina fotografica e indosso il poncho. Abbiamo quindi superato l’Orecchio del Diavolo e qui, in pratica, inizia la parte “avventurosa”, con la pioggia e la nebbia che rendono, in alcuni tratti, la visibilità ridotta al minimo. Siamo titubanti sul fatto di proseguire con l’anello di rientro in programma, in quanto il mal tempo sconsiglia di rimanere troppo a lungo tra le guglie del Fumante.
La descrizione ora sarà più riassuntiva, in quanto la meteo avversa ci ha impedito di poter memorizzare i particolari del percorso.
Riprendiamo quindi il sentiero (sempre il n. 105), cercando di seguire i segnavia che si incontrano lungo il cammino. Siamo ora a percorrere una cengetta spiovente, il cui superamento richiede un po di piede fermo (non si sono visti cordini... ma forse la pioggia ha impedito la visuale). Il successivo tratto si svolge in salita lungo un terreno ghiaioso… siamo ora su una forcella… non c’è traccia del bivio che stiamo cercando e che dovrebbe dividere il percorso: da una parte il sentiero che porta a Rifugio Campogrosso e dall’altra il tracciato che conduce al sentiero alto del Fumante, ovvero verso l'anello di rientro programmato.
Iniziamo quindi la discesa lungo un sentiero che assomiglia più ad un enorme ghiaione, spinti dalla pioggia che “batte” sempre con insistenza. Mentre scendiamo ci convinciamo a proseguire verso il rifugio Campogrosso, rinunciando definitivamente all'idea originaria, anche perché non riusciamo a trovare traccia del famoso bivio.
Seguiamo la traccia di quello che dovrebbe essere il sentiero n. 195 che, dopo il faticoso ghiaione in discesa, ci porta a superare i resti di trinceramenti di guerra e ad attraversare folti mughi.
Si giunge quindi alla Sella del Rotolon, dove imbocchiamo il sentiero n. 157; la parte difficile è ormai alle spalle (o cosi credevamo). Cerchiamo ora di scorgere il sentiero n. 143A (ex 3), che ci dovrebbe far chiudere il nuovo anello in modo da poter ritornare al Rifugio Battisti e quindi all’auto. Lo troviamo, ma un’ordinanza posta all’inizio ci avvisa che il sentiero è chiuso per frana... sic!
Ok. Mission rifugio Campogrosso, dove arriviamo di li a poco e dove troviamo conforto con una meritata pausa pranzo e… con una gustosa tazza di cioccolata calda!
Da qui si potrebbe stendere un velo pietoso, ma riassumo brevemente il resto del rientro…:
Pianifichiamo ora un nuovo percorso, allo scopo, ovviamente, di tornare al rifugio Battisti. Prima seguiamo il sentiero n. 151 (ex 1) che parte dal rifugio Campogrosso, con l'idea di deviare poi lungo il n. 143 (ex 3 e 33). La discesa lungo il 151 scorre tranquilla, alternandosi tratti su asfalto ad altri che attraversano la boscaglia.
La seconda sorpresa della giornata viene dopo aver imboccato la stradina che segna l'inizio del sentiero n. 143: percorso infatti circa un chilometro, troviamo il tracciato bruscamente interrotto da una grande spaccatura, creata probabilmente da una frana che ha coinvolto il torrente Rotolon. L’alveo del torrente è ripristinato, ma il sentiero no!... E la profonda spaccatura che si è creta ne sconsiglia il superamento!... ri-sic.
Torniamo quindi sui nostri passi e, seppur a malincuore, constatiamo che non ci resta che scendere lungo la strada asfaltata in direzione di Recoaro, per poi risalire, sempre su strada asfaltata, verso il Battisti. Il resto del percorso è quindi poca storia: una lunga scarpinata (più di 6 km, la maggior parte dei quali in discesa), finché un automobilista, mosso da compassione, mi ha dato un passaggio fino al rifugio, in modo che potessi recuperare l’auto... per buona pace dei poveri piedi.
Proprio all’inizio del parcheggio imbocchiamo il sentiero n. 105 che ci dovrà condurre verso la nostra meta: il Vaio Scuro. Il fondo è un po umido a causa delle abbondanti piogge cadute il giorno prima. Inizialmente si sale molto dolcemente, attraversando zone erbose e… con l’umidità che sale dal fondo valle quasi a minacciare l’escursionista che sta cercando di conquistare la vetta.
Dopo circa 10 minuti incrociamo il sentiero n. 113 che lasciamo alla nostra sinistra. Altri 10 minuti ed ecco il Vaio di Pelegatta, dove si trova il bivio con il sentiero n. 114 che noi ignoriamo per proseguire sul “nostro” 105.
Si inizia ora a salire più rapidamente attraversando un tratto a bosco, nel quale troviamo un ulteriore bivio con il sentiero di raccordo tra il 105 e il 143. Noi ovviamente restiamo fedeli al “nostro” 105, che ci “premia” con un progressivo aumento della salita che ci conduce in breve ad imboccare il Vaio Ghimbalte. Iniziamo veramente a sudare.
Si sale quindi, a tratti ora rettilinei, ora a zig-zag, mantenendosi sulla destra ad una biforcazione, fino a raggiungere una selletta dove approfittiamo del piano per riprendere un po il fiato. Ma siamo quasi arrivati al primo tratto attrezzato. Si vede infatti il tratto di sentiero che conduce al Vaio Lovaraste.
Eccolo, tetro e con i segni di una grande frana. Qui parte il primo cordino della giornata, che affrontiamo con molta circospezione viste le rocce molto umide e quindi insidiose. L’attrezzatura è però ben disposta e, grazie anche ad alcune staffe, agevola molto la discesa lungo la parete destra del vaio.
La discesa non dura molto e conduce ad un altro tratto di sentiero che ci porta ad imboccare un ennesimo vaio, detto di Lazocli. Anche qui in fatto di salita non si scherza. Il fondo è pieno di detriti lasciati dalle numerose frane, che rendono problematica la salita in alcuni punti. Alcuni tratti infatti, necessiterebbero di alcune funi di aiuto, in mancanza delle quali l’escursionista si vede “costretto” ad arrampicare in libera, anche se per brevi e semplici passaggi.
Giunti alla base di un torrione il vaio si biforca; si tiene la destra ed ecco che si presenta il Vaio Scuro. Qualche decina di metri ed una targa, ormai arrugginita e illeggibile, indica l’inizio del tratto attrezzato. È un inizio suggestivo e che ha dell’impressionante: siamo infatti incastrati dentro un canalone largo pochi metri, tra strapiombanti pareti rocciose. Il primissimo pezzo non è impegnativo, agevolato anche da alcuni infissi metallici. Ci incuneiamo poi nel tratto più caratteristico di tutto il percorso, ovvero una specie di galleria verticale che sale a camino. La salita (circa 20 metri) tecnicamente non è difficile, però è resa insidiosa dalla scarsità di luce, dall’esegua larghezza (in certi punti è problematico il passaggio con lo zaino) e dalle rocce rese umide dalle piogge.
Un’apertura ci riporta quindi all’aperto e ad affrontare un successivo tratto attrezzato, abbastanza verticale ma con facili appoggi.
Segue una brevissima parte di vaio molto stretta e piena di rocce e sfasciume, che conduce ad un successivo tratto attrezzato, breve, che segue in diagonale la parete rocciosa.
Poco più su incontriamo ancora un cordino metallico che aiuta a superare un tratto un po più strapiombante e insidioso, a causa delle rocce abbastanza umide.
Visto da dietro il Vaio Scuro incute una certa soggezione mista a meraviglia, per uno scenario molto particolare. Ma non c’è tempo per i panorami… la foschia sta aumentando e temiamo la pioggia… prendere un temporale all’interno di un vaio come questo può essere molto pericoloso.
Pochissimi minuti ed ecco il penultimo tratto attrezzato, anche questo breve ma insidioso per l’umidità.
Segue una decina di minuti di salita su un fondo pieno di detriti, alla continua ricerca del tracciato più agevole, fino a giungere all’ultimissima strettoia che conduce, con l’aiuto di un cordino corrimano, allo sbocco del vaio.
Siamo in corrispondenza della Forcella Bassa e ci accorgiamo che ormai la nebbia la fa da padrona, impedendoci anche la visuale della conca che si staglia davanti a noi. Proseguiamo quindi di gran lena lungo questa conca, per poi inoltrarci lungo una caratteristica spaccatura… ogni tanto sotto i nostri piedi mucchi di grandine testimoniano le abbondanti precipitazioni della sera prima. Si risale quindi questa spaccatura, nella quale spiccano alcuni grossi massi, che si superano anche grazie ad un cordino metallico.
Pochi metri e si raggiunge la sommità, superata la quale incontriamo l’ultimo tratto attrezzato: bisogna ora scendere per più di 10 metri lungo la parete della spaccatura, con passaggi che richiedono anche una certe dose di “fiducia” e di azione sulle braccia.
Sta ormai piovendo a catinelle e terminata la discesa di questo ultimo pezzo attrezzato, ripongo a malincuore la macchina fotografica e indosso il poncho. Abbiamo quindi superato l’Orecchio del Diavolo e qui, in pratica, inizia la parte “avventurosa”, con la pioggia e la nebbia che rendono, in alcuni tratti, la visibilità ridotta al minimo. Siamo titubanti sul fatto di proseguire con l’anello di rientro in programma, in quanto il mal tempo sconsiglia di rimanere troppo a lungo tra le guglie del Fumante.
La descrizione ora sarà più riassuntiva, in quanto la meteo avversa ci ha impedito di poter memorizzare i particolari del percorso.
Riprendiamo quindi il sentiero (sempre il n. 105), cercando di seguire i segnavia che si incontrano lungo il cammino. Siamo ora a percorrere una cengetta spiovente, il cui superamento richiede un po di piede fermo (non si sono visti cordini... ma forse la pioggia ha impedito la visuale). Il successivo tratto si svolge in salita lungo un terreno ghiaioso… siamo ora su una forcella… non c’è traccia del bivio che stiamo cercando e che dovrebbe dividere il percorso: da una parte il sentiero che porta a Rifugio Campogrosso e dall’altra il tracciato che conduce al sentiero alto del Fumante, ovvero verso l'anello di rientro programmato.
Iniziamo quindi la discesa lungo un sentiero che assomiglia più ad un enorme ghiaione, spinti dalla pioggia che “batte” sempre con insistenza. Mentre scendiamo ci convinciamo a proseguire verso il rifugio Campogrosso, rinunciando definitivamente all'idea originaria, anche perché non riusciamo a trovare traccia del famoso bivio.
Seguiamo la traccia di quello che dovrebbe essere il sentiero n. 195 che, dopo il faticoso ghiaione in discesa, ci porta a superare i resti di trinceramenti di guerra e ad attraversare folti mughi.
Si giunge quindi alla Sella del Rotolon, dove imbocchiamo il sentiero n. 157; la parte difficile è ormai alle spalle (o cosi credevamo). Cerchiamo ora di scorgere il sentiero n. 143A (ex 3), che ci dovrebbe far chiudere il nuovo anello in modo da poter ritornare al Rifugio Battisti e quindi all’auto. Lo troviamo, ma un’ordinanza posta all’inizio ci avvisa che il sentiero è chiuso per frana... sic!
Ok. Mission rifugio Campogrosso, dove arriviamo di li a poco e dove troviamo conforto con una meritata pausa pranzo e… con una gustosa tazza di cioccolata calda!
Da qui si potrebbe stendere un velo pietoso, ma riassumo brevemente il resto del rientro…:
Pianifichiamo ora un nuovo percorso, allo scopo, ovviamente, di tornare al rifugio Battisti. Prima seguiamo il sentiero n. 151 (ex 1) che parte dal rifugio Campogrosso, con l'idea di deviare poi lungo il n. 143 (ex 3 e 33). La discesa lungo il 151 scorre tranquilla, alternandosi tratti su asfalto ad altri che attraversano la boscaglia.
La seconda sorpresa della giornata viene dopo aver imboccato la stradina che segna l'inizio del sentiero n. 143: percorso infatti circa un chilometro, troviamo il tracciato bruscamente interrotto da una grande spaccatura, creata probabilmente da una frana che ha coinvolto il torrente Rotolon. L’alveo del torrente è ripristinato, ma il sentiero no!... E la profonda spaccatura che si è creta ne sconsiglia il superamento!... ri-sic.
Torniamo quindi sui nostri passi e, seppur a malincuore, constatiamo che non ci resta che scendere lungo la strada asfaltata in direzione di Recoaro, per poi risalire, sempre su strada asfaltata, verso il Battisti. Il resto del percorso è quindi poca storia: una lunga scarpinata (più di 6 km, la maggior parte dei quali in discesa), finché un automobilista, mosso da compassione, mi ha dato un passaggio fino al rifugio, in modo che potessi recuperare l’auto... per buona pace dei poveri piedi.
Conclusioni:
spiace che sia andata a finire cosi! Se la meteo avesse retto, probabilmente saremmo riusciti nel nostro intento di percorrere l’anello di rientro attraverso il caratteristico sentiero alto del Fumante, aggiungendo in tal modo una chicca al già “particolare” Vaio Scuro.Però alla fine, anche se distrutti dall’inatteso giro, ci siamo divertiti, perché abbiamo avuto modo di attraversare un angolo di Carega molto selvaggio, vario e ricco di natura.
I tratti attrezzati sono tutti abbastanza brevi, ben strutturati e non difficili, anche se l’umidità, facilmente presente in queste zone, potrebbe rendere scivolose le rocce e quindi impegnativa la presa durante la salita.
Particolare attenzione anche ai tratti di salita (o discesa) su ghiaie e sfasciumi, perché è facile scaricare detriti sui sottostanti escursionisti.
Consiglio quindi questo percorso solo in caso di tempo asciutto e quindi assenza (o quasi) di umidità… forse è inutile aggiungere che, in caso di pioggia, il fondo dei vai si può trasformare in un copioso e pericoloso alveo di torrente.
Aggiungo un’ultima nota: il percorso, sia per la lunghezza, sia per il dislivello (soprattutto se si chiude l’anello sul sentiero alto del Fumante), sia per il tipo di fondo, è abbastanza faticoso, soprattutto se viene affrontato in piena estate.
Riassunto:
Zona geografica: Gruppo del Carega
Località di partenza: Rifugio Cesare Battisti (Recoaro - Vi)
Meta dell’escursione: Vaio Scuro
Località di partenza: Rifugio Cesare Battisti (Recoaro - Vi)
Meta dell’escursione: Vaio Scuro
Lunghezza percorso: -
Dislivello max: circa 600 m
Dislivello max: circa 600 m
Ore di salita: circa 3h
Ore percorrenza totali: -
Sentieri utilizzati: 105, 195, 157, 151 (ex 1) e… strada asfaltata
Grado di difficoltà: EEA – moderatamente difficile, soprattutto per eventuale affaticamento e in caso di umidità
Giudizio finale: Carina
Grado di difficoltà: EEA – moderatamente difficile, soprattutto per eventuale affaticamento e in caso di umidità
Giudizio finale: Carina


0 commenti:
Posta un commento